Approvazione del DL Banche – CdM n. 115 del 29 aprile 2016

Il Consiglio dei Ministri n. 115 del 29 aprile 2016 ha approvato il Decreto Banche.
Secondo il Premier, i Governi precedenti non sono intervenuti sul settore bancario e hanno deciso di procrastinare una manovra che era invece necessaria. Il Governo si è occupato di importanti riforme di governance a cui si affianca l’intervento di salvataggio delle 4 banche, che è stato volto al salvataggio dei correntisti, senza sconti per il management. Per Renzi, “altre banche”, in relazione soprattutto alle azioni di responsabilità, avrebbero dovuto avere le stesse accortezze del Governo e la stessa serietà. Adesso si interviene per risarcire gli investitori che si sono arrischiati con investimenti redditizi, ma che non erano sufficientemente garantiti .

Il Decreto, volto a comporre definitivamente la crisi del settore bancario, si compone di tre parti:
misure a sostegno delle imprese e accelerazione del recupero crediti,
misure in favore degli investitori in banche in liquidazione,
altre disposizioni finanziarie (DTA e fondo di solidarietà del personale del credito).

Le procedure di cui al primo punto sono pensate per le persone giuridiche, non per le persone fisiche. Per i primi ci sarà la possibilità, con apposito accordo, di pegno mobiliare non possessorio, per avere tempi tecnici di recupero di 6-8 mesi. Ci sono poi procedure telematiche per l’adunanza dei creditori.

In relazione alle misure risarcitorie, per coloro (circa 10mila risparmiatori, ma le stime devono essere verificate) che hanno acquistato entro il 12 giugno 2014, il risarcimento sarà direttamente erogato per una somma pari all’80% del corrispettivo pagato per l’acquisto degli strumenti finanziari subordinati (al netto di oneri e spese connessi all’acquisto e al netto della differenza, se positiva, tra il rendimento degli strumenti e il rendimento di un BTP in corso di emissione alla data di acquisto) solo se i risparmiatori hanno un reddito inferiore a 35.000 euro, oppure se avranno un patrimonio mobiliare inferiore a 100mila euro anche se il reddito supera i 35mila euro. Restano fuori coloro che hanno comprato sul mercato elettronico secondario, per i quali restano ferme le procedure di arbitrato con ANAC (158 soggetti). La data scelta coincide con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’UE del BRRD. L’ammontare effettivo del Fondo non è ancora definibile perché dipenderà dagli arbitrati, ma le risorse stanziate non saranno razionate. La Legge di Stabilità introduceva già il fondo per il risarcimento, che aveva però un tetto – i soldi basteranno per tutti e proverranno dal sistema bancario.

L’ultimo capo riguarda i problemi degli esuberi dei bancari. Ci sarà un ulteriore scivolo (da tre a sette anni) per il lavoratore che vorrà fare l’accordo. In relazione ai DTA, Padoan ha osservato che i crediti di imposta sono un problema già risolto mesi fa con le misure dell’estate 2015, non ci saranno più crediti di imposta in futuro ed è stato possibile ridurli a zero. Per liberarsi del meccanismo si è concordato con la DG COMP che le banche pagassero una fee per utilizzare quella che è considerata una garanzia pubblica fino ad esaurimento della stessa, gli introiti del meccanismo finanzieranno il rimborso dei risparmiatori e andranno anche a finanziare le misure previste dal Decreto Competitività a cui si sta lavorando (almeno 100milioni).

In merito ad una domanda sulle capacità del Fondo Atlante, Renzi ha fatto presente che il Fondo ha un patrimonio di 4miliardi (per il momento, destinato a crescere) e quindi non può esaurirlo solo con aumento di capitale della Popolare di Vicenza (1 miliardo). L’aumento di capitale non è andato benissimo, ma il Fondo Atlante è solo all’inizio e le sue potenzialità non si limitano alla vicenda di Vicenza. Il Governo ha fatto la sua parte approvando le misure sugli NPL contenute in questo decreto, approvato appositamente a mercati chiusi.